E' morta mamma.
Mia madre, la mia mamma terrena. Di fronte a questo evento, finalmente si fanno i conti con la fede. Quella vera. Non saprei dire di me (tanto per cambiare), so che è stato un distacco cristiano. Tre giorni prima che morisse ci siamo raccolti ai piedi del suo letto, io, papà e il sacerdote, abbiamo partecipato al Sacramento dell'estrema unzione. E lì, lì ci siamo salutati. In quel momento. Non in un altro, non "dopo".
E' stato lì che abbiamo avuto chiaro nel cuore quello che sarebbe accaduto.
Il giorno dopo l'ambulanza che se la portava via. Ma quello è stato il distacco fisico, spiritualmente ci eravamo già detti "a Dio".
Addio mamma. E solo a Dio, solo da Lui, perché qui io non ti vedo più. Non ti sento più.
Credo. Ma non so dove sei!
Mi pare, quando faccio la Comunione, di intuire che nell'Eucarestia ci sia un momento di vera comunione tra i vivi e i morti, un incontro altissimo e impalpabile dove siamo un tutt'uno in Cristo.
Ma poi nient'altro.
Ecco, vederla soffrire il suo personale calvario, vederla unita alle sofferenze di Gesù senza perdere mai un solo secondo la Fede, aggrappandosi alla preghiera con tutte le forze, sentire al telefono le sue ultime parole d'agonia... mi hanno fanno toccare con mano che la morte è una cosa seria. Che la vita è una cosa seria. Non possiamo farcela vivere addosso come se nulla fosse, facendo scorrere il tempo senza finalizzarlo a un'attesa!
Io, di mio, da quando l'ho persa, attendo.
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